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Come Fatto Un Vulcano Scuola Media?

Come Fatto Un Vulcano Scuola Media
I tipi di vulcani – Il vulcano nasce come spaccatura all’interno della crosta ma, andando avanti con i tempi intorno alla fessura si sono accumulati vari materiali creando una struttura più o meno imponente chiamata edificio vulcanico, Di vulcani ne esistono molti tipi come :

I vulcani lineari sono i vulcani che si creano da una frattura lineare dalla quale fuoriesce un magma fluido che si espande inondando fino ad un’ intera regione.

I vulcani a scudo si formano con lave fluide e con un minor numero di gas,la lava scorre senza difficoltà dal cratere originando un edificio vulcanico a forma conica. Questo è il caso di vulcani hawaiani.

I vulcani a strati si formano con un’ emissione tranquilla di lava acida che si alterna all’attività esplosiva. L’edificio vulcanico allora risulta formato da strati di lava solidificata. Qualche volta nei vulcani a strati l’attività è così violenta che parte dell’edificio crolla durante l’esplosione e si forma un ampio cratere chiamato “caldera”.

I vulcani a guglia si sono formati con lave molto acide e quindi con forte attività esplosiva. La lava così si solidifica prima di uscire dal cratere. Durante l’esplosione si ha così un guglia rocciosa che si innalza dal cratere.

Come sono strutturati i vulcani?

Cosa sono i vulcani? – Tutto nasce dalla crosta terrestre sulla quale poggiamo, la quale non è altro che lo strato solido e più esterno di una palla di roccia fusa con un cuore di ferro, dell’età di 4,5 miliardi di anni. La crosta forma, insieme alla parte superiore del mantello sottostante, la litosfera, l’involucro rigido del pianeta, che è frammentato in più “tasselli”, chiamati placche o zolle tettoniche,

  1. Le placche galleggiano sulla parte più fluida e viscosa del mantello, l’ astenosfera : non sono, quindi, “ferme”, ma compiono movimenti impercettibili in orizzontale, trascinando con sé continenti e oceani,
  2. Le zone di confine tra le placche sono per queste ragioni le più instabili, dal punto di vista geologico.

La roccia fusa, il magma, approfitta dei punti di debolezza in corrispondenza delle fratture per risalire in superficie. Quando raggiunge l’aria aperta erutta, sotto forma di lava, che poi solidifica in nuova roccia. I punti in cui il magma esce allo scoperto sono i vulcani,

COSA CE in un vulcano?

Alla scoperta dei vulcani – INGVvulcani Cos’è un vulcano? IN TRE RIGHE I vulcani sono elementi del paesaggio che si formano dove il magma raggiunge la superficie, risalendo lungo fratture della crosta terrestre, e viene eruttato sotto forma di lava, o come una miscela di gas, ceneri ed altri frammenti vulcanici.

L’accumulo dei materiali eruttati attorno al centro di emissione può formare un edificio vulcanico, il cui aspetto dipende dalle caratteristiche chimico-fisiche dei materiali emessi e dal sistema di alimentazione, ovvero dalla forma e posizione dei condotti eruttivi. APPROFONDIMENTO Il classico vulcano a forma di cono, dai fianchi più o meno ripidi, si forma quando la risalita del magma avviene lungo un condotto centrale.

In questi casi il profilo dipende dal tipo di prodotti emessi: l’alternanza di lave e ceneri tende a produrre edifici dai fianchi ripidi (detti anche vulcani strato o stratovulcani ), come lo Stromboli, il Vesuvio e l’Etna in Italia, il Fujiyama in Giappone, o il Majon, nelle Filippine.

  1. Le forme appuntite sono favorite dall’emissione di lave ricche in silice, che tendono ad essere poco fluide.
  2. Al contrario, lave a composizione basaltica, molto calde e povere in silice, tendono a produrre edifici vulcanici dal profilo dolce, con versanti a basso angolo (detti vulcani a scudo ), come le Hawaii.

A volte la risalita del magma avviene lungo sistemi di fratture, e genera in superficie strutture allungate lungo direzioni preferenziali. In alcuni casi, l’attività eruttiva è sufficientemente violenta o superficiale da causare la formazione di crateri, di diametro variabile dalle decine alle centinaia di metri, che talvolta distruggono del tutto o in parte le strutture vulcaniche pre-esistenti.

Alcune eruzioni molto violente sono accompagnate dalla formazione di strutture di collasso, dovute allo svuotamento del serbatoio magmatico. In questi casi il vulcano assume la forma di una vasta depressione, detta caldera, spesso di forma sub-circolare e di dimensioni che possono raggiungere alcune decine di chilometri.

La più grande caldera italiana è quella dei Campi Flegrei, una delle caldere più studiate al mondo. Come si formano i vulcani? IN TRE RIGHE I vulcani sono elementi del paesaggio che si formano dove il magma raggiunge la superficie, risalendo lungo fratture della crosta terrestre, e viene eruttato sotto forma di lava, o come una miscela di gas, ceneri ed altri frammenti vulcanici.

  1. L’accumulo dei materiali eruttati attorno al centro di emissione può formare un edificio vulcanico, il cui aspetto dipende dalle caratteristiche chimico-fisiche dei materiali emessi e dal sistema di alimentazione, ovvero dalla forma e posizione dei condotti eruttivi.
  2. APPROFONDIMENTO Il classico vulcano a forma di cono, dai fianchi più o meno ripidi, si forma quando la risalita del magma avviene lungo un condotto centrale.

In questi casi il profilo dipende dal tipo di prodotti emessi: l’alternanza di lave e ceneri tende a produrre edifici dai fianchi ripidi (detti anche vulcani strato o stratovulcani ), come lo Stromboli, il Vesuvio e l’Etna in Italia, il Fujiyama in Giappone, o il Majon, nelle Filippine.

  • Le forme appuntite sono favorite dall’emissione di lave ricche in silice, che tendono ad essere poco fluide.
  • Al contrario, lave a composizione basaltica, molto calde e povere in silice, tendono a produrre edifici vulcanici dal profilo dolce, con versanti a basso angolo (detti vulcani a scudo ), come le Hawaii.

A volte la risalita del magma avviene lungo sistemi di fratture, e genera in superficie strutture allungate lungo direzioni preferenziali. In alcuni casi, l’attività eruttiva è sufficientemente violenta o superficiale da causare la formazione di crateri, di diametro variabile dalle decine alle centinaia di metri, che talvolta distruggono del tutto o in parte le strutture vulcaniche pre-esistenti.

  1. Alcune eruzioni molto violente sono accompagnate dalla formazione di strutture di collasso, dovute allo svuotamento del serbatoio magmatico.
  2. In questi casi il vulcano assume la forma di una vasta depressione, detta caldera, spesso di forma sub-circolare e di dimensioni che possono raggiungere alcune decine di chilometri.

La più grande caldera italiana è quella dei Campi Flegrei, una delle caldere più studiate al mondo. Dove si formano i vulcani? IN TRE RIGHE Perché un vulcano si possa formare deve esserci disponibilità di magma nel sottosuolo e condizioni favorevoli alla sua risalita verso la superficie.

  1. La distribuzione geografica dei vulcani mostra che questo accade lungo i margini delle placche tettoniche e in corrispondenza dei cosiddetti punti caldi,
  2. APPROFONDIMENTO Le regioni vulcaniche sono particolari aree del pianeta dove le condizioni di pressione, temperatura e composizione delle rocce in profondità sono tali da garantire la formazione di magmi per fusione di rocce della crosta o del mantello terrestre.

Il magma può risalire ed eruttare in superficie quando le sue caratteristiche e le condizioni delle rocce circostanti lo consentono. Questo avviene, ad esempio, nel caso di vulcani ad attività persistente, come Stromboli e l’Etna, dove la risalita del magma può avvenire lungo condotti aperti ben sviluppati.

  • Anche nel caso delle dorsali oceaniche, il magma si forma in prossimità della superficie e viene facilmente eruttato formando nuova crosta oceanica.
  • In altri casi, il magma si ferma all’interno della crosta per periodi di tempo anche molto lunghi, durante i quali si raffredda e in parte cristallizza.

La parte che rimane fusa evolve, cioè la sua composizione cambia arricchendosi di silice e di gas. In questo processo il magma diventa progressivamente meno denso, più viscoso e più ricco in gas. Tutti questi fattori contribuiscono ad aumentare la sua capacità di produrre eruzioni fortemente esplosive.

Cosa è il magma e come si forma? IN TRE RIGHE Il magma è una miscela di roccia fusa, ad altissima temperatura (fino a 1600 °C), composta da proporzioni variabili di fasi minerali (principalmente silicati ), cristalli e gas. Il magma si forma in profondità per fusione di rocce della crosta o del mantello terrestre.

Può risalire fino alla superficie, causando un’eruzione vulcanica, o solidificarsi in profondità, formando rocce intrusive come i graniti, APPROFONDIMENTO Nel magma possono essere presenti tutte e tre le fasi della materia: c’è una fase liquida (detta anche fuso) al cui interno possiamo trovare cristalli (allo stato solido) e bolle di gas.

Il gas più abbondante nei magmi è il vapore acqueo, ma sono presenti anche l’ anidride carbonica e altri gas (acido cloridrico, anidride solforosa) in quantità minori. Questi gas possono essere disciolti nel magma o, in prossimità della superficie, possono formare bolle di dimensioni variabili. Il fuso magmatico (e la roccia che deriva dal suo raffreddamento) può avere diverse composizioni che si distinguono per il contenuto in silice (ossido di Si, o SiO2) e che determinano molte sue caratteristiche fisiche: i magmi più ricchi in silice (rioliti) sono molto viscosi e meno caldi, mentre i magmi basaltici, poveri in silice, sono caldissimi e molto fluidi.

Sono molto comuni i magmi con un contenuto di silice intermedio (andesiti). Raramente si trovano magmi a composizione carbonatica, particolarmente fluidi. Oltre che dalla quantità di silice, la composizione dei magmi è determinata dalla presenza di otto elementi principali, detti Maggiori: alluminio, ferro, magnesio, calcio, potassio, sodio, titanio e idrogeno.

  1. La composizione di magmi e rocce è convenzionalmente descritta dalle percentuali in peso degli ossidi che questi elementi formano legandosi all’ossigeno.
  2. Altri elementi (minori e in tracce) completano la caratterizzazione di ogni singolo campione.
  3. Il magma si forma quando le rocce del mantello o della crosta terrestre si vengono a trovare in condizioni tali da consentirne la fusione.

Questa fusione non è mai completa perché le rocce sono solitamente composte da più minerali, ciascuno caratterizzato da una temperatura di fusione differente. Quando una roccia inizia a sciogliersi, lo fa a partire dalle fasi minerali con temperatura di fusione più bassa.

Il magma che si forma non è quindi l’equivalente fuso della roccia di partenza, ma un suo “estratto” che può ulteriormente differenziarsi nel suo cammino. Il magma è solitamente più leggero della roccia da cui si forma e per questo tende a risalire verso la superficie. Che temperatura può raggiungere il magma? La temperatura del magma non si misura direttamente, ma può essere ricostruita in laboratorio.

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Qui, campioni rappresentativi delle diverse rocce vulcaniche vengono riportati alle condizioni di pressione e temperatura tipiche dell’ ambiente magmatico e si può osservare a quale temperatura il campione fonde. Grazie a queste analisi sappiamo che le temperature dei magmi variano, a seconda della loro composizione, fra i 650°C (per i magmi riolitici, ricchi in silice) e i 1600°C (per alcuni magmi rari, detti komatiti, particolarmente ricchi in magnesio e poveri in silice).

Qual è la temperatura della lava? IN TRE RIGHE La temperatura della lava al momento dell’eruzione varia a seconda della composizione. Misure dirette indicano che può variare fra i 500 e i 1200°C. APPROFONDIMENTO La temperatura della lava dipende dalla sua composizione chimica. Le lave riolitiche, più ricche in silice, tendono ad avere temperature dell’ordine dei 700°C, mentre le lave basaltiche possono raggiungere anche temperature di 1200°C.

Un caso particolare è quello delle lave carbonatiche, emesse dal vulcano Ol Doinyo Lengai, in Tanzania. Queste lave estremamente fluide eruttano a temperature fra i 500 e i 600°C. Che velocità può raggiungere una colata lavica? Vicino alla bocca eruttiva, una colata di lava può muoversi anche a diversi chilometri all’ora; tuttavia al contatto con l’ambiente esterno, la lava si raffredda rapidamente in superficie formando una crosta che rallenta l’avanzamento della colata.

La velocità di una colata dipende da diversi fattori fra cui il tasso di alimentazione, cioè la velocità alla quale la lava viene eruttata, la composizione della lava e la sua temperatura (dalle quali dipende la viscosità della lava e quindi la sua capacità di scorrere) e non ultima la pendenza del terreno su cui la lava scorre. Perché i vulcani a volte eruttano in maniera esplosiva e a volte no? IN TRE RIGHE

Lo stile eruttivo di un vulcano dipende dalle caratteristiche del magma e dalla velocità alla quale viene eruttato ( tasso eruttivo ). L’elemento principale che determina l’esplosività di un’eruzione è la quantità in gas disciolto nel magma (principalmente vapore acqueo e anidride carbonica).

APPROFONDIMENTO Il magma contiene sempre una certa quantità di gas, che sono spesso disciolti nel fuso, un po’ come l’anidride carbonica è disciolta nelle bevande gassate. Quando un magma risale verso la superficie, il gas si libera, formando delle bolle proprio come accade alle bevande. Se le condizioni sono adatte, queste bolle scoppiano, riducendo il magma in una miriade di piccoli frammenti di fuso e cristalli, che vengono violentemente dispersi nell’atmosfera.

Succede lo stesso quando salta il tappo di una bottiglia di spumante, trascinato via dal gas che si libera, trascinando il vino fuori dalla bottiglia. L’esplosività di un’eruzione dipende da molti fattori come il contenuto in gas, la composizione chimica del magma, il tasso eruttivo e perfino il luogo in cui avviene l’eruzione.

  • Fino a poco tempo fa, si riteneva che fosse la composizione chimica del magma a determinare il carattere esplosivo o meno di un’eruzione.
  • Un magma ricco di silice (SiO 2 ) è molto viscoso e il gas deve esercitare una forza enorme per riuscire a liberarsi, causando in questo modo un’eruzione fortemente esplosiva.

Al contrario, nel caso di magmi basaltici, poveri di silice, i gas si liberano facilmente dal magma, più fluido, e l’eruzione perde il suo carattere esplosivo. Secondo questo modo di vedere, un vulcano basaltico non dovrebbe dunque produrre eruzioni fortemente esplosive.

  • Invece si conoscono molti vulcani che hanno emesso magmi basaltici nel corso di eruzioni estremamente violente, fra cui il Tarawera (Nuova Zelanda) nel 1886, il Masaya (Nicaragua), o l’Etna (in un’eruzione di quasi 4000 anni fa e più recentemente nell’anno 122 a.C.).
  • Esistono anche esempi contrari: un vulcano come il Mount St Helens negli Stati Uniti, conosciuto per la sua grande eruzione esplosiva del 18 maggio 1980, si è risvegliato nel 2004 ed ha emesso un magma identico a quello del 1980, ma nel corso di un’eruzione a bassa esplosività.

Lo studio di queste eruzioni particolari ha mostrato che il fattore determinante è la disponibilità di gas durante l’eruzione: magmi molto ricchi in gas tendono a dare eruzioni esplosive, mentre magmi che arrivano ad eruttare dopo aver perso i loro gas eruttano in maniera più “tranquilla”.

Come si chiama la cosa che esce dal vulcano?

Struttura di un vulcano – Spaccato strutturale di un vulcano. Il vulcano è composto da una struttura a monte, detta cono vulcanico, al di sotto del quale si trova la camera magmatica, o bacino magmatico, che è un deposito temporaneo in cui il magma si raccoglie per un periodo di tempo prima di uscire.

  1. Il magma, i gas, i vapori e i materiali solidi passano nel camino vulcanico ed escono dai crateri vulcanici.
  2. Oltre ad emettere lava, ovvero il materiale fluido che cola dai vulcani, privo di gas e avente temperature più basse del magma, un vulcano può anche fare uscire gas, cioè: anidride carbonica, idrogeno, anidride solforosa, vapore acqueo, o acqua juvenile, ed idrogeno solforato che è mortale.

I materiali solidi che fuoriescono dal vulcano sono distinti in ceneri che sono particelle minuscole, lapilli al diametro da 1 a 4 cm e bombe vulcaniche, da pochi centimetri a qualche metro. Esistono due principali tipi di eruzioni:

  • Esplosive: il magma è viscoso e gassoso. Lapilli incandescenti vengono proiettati in aria;
  • Effusive: il magma è fluido e cola lungo le falde del vulcano.

Le eruzioni esplosive vengono classificate in base alla viscosità del magma, esistono le eruzioni: stromboliane, vulcaniche, pliniane, peleane. Un vulcano di tipo peleano è il vulcano di St.Helens, che dopo anni di quiescenza è tornato violentemente in attività nel 1980.

Un vulcano è attivo se negli ultimi 100 anni ha avuto almeno un’eruzione, quiescente se negli ultimi 100 anni non ha eruttato ma emette gas e vapori, spento se da diversi secoli non ha manifestato segni di attività (neanche l’emissione di gas e vapori). L’eruzione vulcanica è innescata dallo stesso meccanismo che porta alla fuoriuscita dei geyser,

Al raggiungimento del punto critico di fusione del magma, corrisponde una pressione critica che caratterizza l’eruzione. Il magma ha una notevole componente gassosa comprimibile (non solo la lava che è liquida e incomprimibile); per ogni gas esiste una pressione al di sopra della quale esso diviene liquido.

Il vulcano è un sistema aperto che scambia massa con l’esterno, dove c’è la pressione atmosferica. Per via di questo mancato isolamento, la pressione critica non può essere permanente e un suo rilascio causa un’espansione violenta. Il lavoro che viene liberato è funzione del salto di pressione (massimo quando raggiunge la pressione critica) e del volume specifico raggiunto (minimo quando il gas liquefa).

Gli aumenti di temperatura e pressione sono paralleli (la trasformazione è iso- termobarica ), e possono essere indotti mediante delle onde elettromagnetiche a bassa frequenza, Infatti, le onde ad alta frequenza non sarebbero in grado di penetrare in profondità per scaldare il magma leggermente al di sopra del suo punto di fusione,

Perché i vulcani eruttano?

Rischio vulcanico. Il fenomeno Come Fatto Un Vulcano Scuola Media Le eruzioni vulcaniche si verificano quando il magma, proveniente dall’interno della Terra, fuoriesce in superficie. Possono avvenire dalla bocca del vulcano – è il caso del Vesuvio – o da bocche che si aprono in punti diversi, nel caso dei Campi Flegrei o dell’Etna.

Questi fenomeni, che accompagnano la risalita del magma, possono essere rilevati da opportune reti strumentali fisse, in acquisizione 24 ore al giorno, oppure attraverso la reiterazione periodica di campagne di misura.Bisogna tener presente che, anche se i fenomeni vengono puntualmente studiati e monitorati, come nel caso dei vulcani italiani, in ogni caso permane sempre un elevato livello di incertezza, spesso legato alle specifiche caratteristiche del vulcano, che rende sostanzialmente impossibile stabilire con evidenza assoluta quando e come potrà avvenire un’eruzione vulcanica: non è ipotizzabile allo stato attuale delle conoscenze, quindi, alcuna forma di previsione deterministica.

Classificazione. Per i vulcani non esiste una scala di magnitudo come quella usata per i terremoti ma vi sono diverse misure e informazioni che possono aiutare nella classificazione delle eruzioni. Una prima classificazione distingue le eruzioni vulcaniche in effusive o esplosive.

Le prime sono caratterizzate da una bassa esplosività e da emissioni di magma fluido che scorre lungo i fianchi del vulcano. Nelle seconde, il magma si frammenta in brandelli di varie dimensioni, chiamati piroclasti, che vengono espulsi dal vulcano con violenza. Una seconda classificazione delle eruzioni vulcaniche si ottiene dalla combinazione di dati quantitativi (come volume dei prodotti emessi, frammentazione del magma ed altezza della colonna eruttiva) e da osservazioni qualitative.

Si esprime attraverso l’Indice di Esplosività Vulcanica, (VEI) – Volcanic Explosivity Index – un indice empirico che classifica l’energia delle eruzioni esplosive con valori che vanno da 0 a 8. In base a questa classificazione, le eruzioni si distinguono in: Hawaiana, Stromboliana, Stromboliana/Vulcaniana, Vulcaniana, Sub-pliniana, Pliniana, Krakatoiana, Ultra-pliniana.

  1. Prodotti. Da eruzioni effusive si generano prevalentemente colate di lava.
  2. Esse scorrono sulla superficie terrestre con una temperatura che va dai 700°C ai 1200°C e con una velocità che dipende dalla viscosità del magma.
  3. Da eruzioni esplosive si origina invece la ricaduta di materiali grossolani (bombe e blocchi) e di materiali fini (cenere e lapilli).

Le bombe vulcaniche sono frammenti di lava che, espulsi dal vulcano, si raffreddano fino a solidificarsi prima di raggiungere il suolo, acquisendo forme aerodinamiche durante il loro volo. I blocchi, invece, sono frammenti di roccia di dimensioni variabili, strappati dalle pareti del condotto vulcanico durante l’esplosione.

Anche lapilli e ceneri sono frammenti di magma espulsi durante un’eruzione esplosiva ma si tratta di materiali molto più fini. Le ceneri, in particolare, sono minuscole e possono essere trasportate dal vento anche per centinaia o migliaia di chilometri. Durante le eruzioni esplosive, si possono generare colonne eruttive sostenute di gas e frammenti di roccia.

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Dal collasso di tali colonne, possono originarsi le colate piroclastiche, ovvero nubi più dense dell’aria, costituite da frammenti di rocce e gas, e caratterizzate da elevata temperatura e velocità, che scorrono lungo i fianchi del vulcano. Il materiale piroclastico derivante da eruzioni esplosive, se mescolato ad acqua, può portare alla formazione di colate di fango – o lahars – che scorrono, con elevata energia e velocità, lungo le pendici del vulcano, incanalandosi preferibilmente lungo le valli fluviali.

Vicino ai crateri o ai fianchi di vulcani attivi e in aree idrotermali in cui i centri vulcanici non sono più attivi spesso si verificano anche emanazioni di vapore e di altri gas vulcanici. Fuoriescono da piccole ma profonde fessure nel suolo nelle quali si raggiungono temperature che vanno da circa 100°C fino a 900°C.

A contatto con l’aria, a causa della sensibile diminuzione di temperatura, i gas condensano formando i caratteristici “fumi” e concrezioni. Effetti sul territorio. L’attività di un vulcano può essere caratterizzata dall’emissione di modeste quantità di lava, con limitati effetti sull’ambiente, o al contrario da eventi eruttivi catastrofici capaci di modificare profondamente l’ambiente circostante il vulcano e perturbare il clima anche a livello globale.

Vi sono inoltre altri fenomeni che, anche se non direttamente connessi all’attività vulcanica e poco frequenti, risultano pericolosi e possono determinare significative variazioni sul territorio. Il movimento o la caduta di materiale roccioso o sciolto, a causa dell’effetto della forza di gravità, può generare alcune frane.

Questi fenomeni di instabilità possono interessare tutti gli edifici vulcanici i cui fianchi acclivi sono spesso costituiti da materiale incoerente, e quindi facilmente mobilizzabile. Possono dare luogo a profonde trasformazioni e innescarsi in seguito a intensa fratturazione, attività sismica o eruzioni.

  • Attività vulcanica sottomarina, terremoti sottomarini e frane che si riversano in mare possono dare origine a maremoti (tsunami).
  • L’energia propagata da questa serie di onde è costante e varia a seconda di altezza e velocità.
  • Quindi, quando l’onda si avvicina alla terra, la sua altezza aumenta mentre diminuisce la sua velocità.

Nei casi più eclatanti le onde viaggiano a velocità elevate, fino a 700km/h, e la loro altezza può crescere fino a 30m quando raggiungono la linea di costa. Per la ricaduta di materiale incandescente sul suolo vegetato o durante l’avanzamento di una colata lavica possono infine generarsi anche incendi.

Le ceneri vulcaniche sono piccole particelle di magma, di dimensioni inferiori ai 2mm di diametro, che vengono immesse in atmosfera, raffreddate e consolidate, nel corso di un’eruzione. Sono composte prevalentemente da silicati e pertanto sono estremamente abrasive. Perché sono pericolose. Le ceneri vulcaniche sono particolarmente insidiose per la difficoltà ad essere viste.

Infatti, in caso di copertura nuvolosa, di oscurità notturna o semplicemente quando sono molto diluite (es. ad una certa distanza dal punto di emissione), risultano difficilmente distinguibili dalle normali nubi atmosferiche. Inoltre, i normali radar usati per la navigazione aerea non sono in grado di individuarle a causa delle loro piccole dimensioni.

Danni agli aeroplani. Un aeroplano che attraversa una zona interessata dalla presenza di ceneri vulcaniche, anche in quantità molto ridotte, è soggetto ad abrasione della propria superficie e in particolare della cabina di pilotaggio. Ne potrebbe conseguire l’opacizzazione dei vetri e, di conseguenza, si azzererebbe la visibilità da parte del pilota.

Inoltre, le ceneri vulcaniche – fondendo ad una temperatura inferiore alla normale temperatura di esercizio dei motori a getto – a contatto con le turbine, possono fondersi e saldarsi sulle loro superfici, causando l’occlusione dei fori di aereazione e ostacolando il regolare funzionamento dei motori, fino a determinarne nei casi più gravi l’arresto.

Le ceneri e i gas vulcanici possono inoltre interferire con l’elettronica di bordo causando malfunzionamento degli strumenti di navigazione e producendo forte odore di zolfo all’interno del velivolo. Misure di prevenzione. Negli anni ’90 vennero istituiti 9 Volcanic Ash Advisory Centre- VAAC con il compito di fornire informazioni agli enti gestori del traffico aereo di ogni Stato sulla presenza e dispersione delle ceneri vulcaniche in atmosfera in tutto il mondo.

: Rischio vulcanico. Il fenomeno

Come nasce un vulcano?

Che cosa sono i vulcani – Il magma è una miscela di rocce fuse, cristalli e gas, Questo si forma nell’astenosfera e quando risale verso la superficie si insinua tra le spaccature della crosta terrestre, che se raggiungono la superficie il magma fuoriesce e iniziano a manifestarsi delle attività magmatiche,

  1. Il vulcano è qualsiasi spaccatura terrestre da cui fuoriesce il magma.
  2. Un vulcano è formato : Camera magmatica – la zona in cui il magma si accumula e si trova ad alcuni kilometri di profondità.
  3. Camino magmatico – è la frattura lungo la quale risale il magma.
  4. Cratere – apertura da cui fuoriesce il magma, questo uscito dal cratere diventerà lava, perché perde alcuni gas : vapore acqueo, diossido di carbonio, acido solforico, ossido di carbonio,azoto, fluoro e cloro,

Inoltre dal cratere esce anche materiale solido chiamato piroclastico che va dalle ceneri vulcaniche ai blocchi con diametro superiore ai 64 mm. Crateri secondari- si possono originare in seguito a nuove eruzioni. A ogni eruzione la massa di materiale solidificato va ad aggiungersi a quella delle eruzioni precedenti, si origina così L’edificio vulcanico.

  1. Esistono diversi tipi di eruzione.
  2. Eruzioni effusive: Poco pericolose.
  3. La lava scorre per diverse distanze prima di solidificarsi; questo fenomeno viene chiamato colate di lava,
  4. Sul cratere si formano le fontane di lava.
  5. I maggiori esempi li troviamo nelle Hawaii e in Islanda.
  6. Eruzioni di tipo islandese: Poco pericolose.

La lava scorre per diverse distanze prima di solidificarsi; questo fenomeno viene chiamato colate di lava.Sul cratere si formano le fontane di lava. I maggiori esempi li troviamo nelle Hawaii e in Islanda, eruzione esplosiva: avviene quando il magma è acido perciò fatica a liberare i gas, che espandendosi fanno pressione contro il “tappo” del cratere, alla fine si rompe.

Eruzione stromboliane: Avviene quando il magma è acido perciò fatica a liberare i gas, che espandendosi fanno pressione contro il “tappo” del cratere, alla fine si rompe. eruzioni vulcaniche: tipicamente esplosive, provocano forti esplosioni che rilasciano nubi ardenti che poi ricadono formando coni di cenere.

eruzione pliniane: Tipicamente esplosive, provocano forti esplosioni che rilasciano nubi ardenti che poi ricadono formando coni di cenere. La localizzazione dei vulcani non è casuale, infatti è collegata con la tettonica a zolle, inoltre la relazione fra la distribuzione dei vulcani e la composizione del magma, ci fa capire quale tipo di attività è prevalente; effusiva o esplosiva.

  • I vulcani dai magmi acidi sono situati : lungo margini continentali nelle vicinanze delle fosse oceaniche.
  • In questo caso prevale l’attività esplosiva.
  • Questi vulcani si trovano nella fascia di fuoco.
  • Comprendono circa 300 vulcani attivi.
  • I vulcani dai magmi basici si trovano vicino alle Dorsali Oceaniche.

Prevalgono le eruzioni effusive. La localizzazione dei vulcani non è casuale, infatti è collegata con la tettonica a zolle, inoltre la relazione fra la distribuzione dei vulcani e la composizione del magma, ci fa capire quale tipo di attività è prevalente; effusiva o esplosiva.

  • I vulcani dai magmi acidi sono situati : lungo margini continentali nelle vicinanze delle fosse oceaniche.
  • In questo caso prevale l’attività esplosiva.
  • Questi vulcani si trovano nella fascia di fuoco.
  • Comprendono circa 300 vulcani attivi.
  • I vulcani dai magmi basici si trovano vicino alle Dorsali Oceaniche.

Prevalgono le eruzioni effusive. Alcuni vulcani, come quelli delle isole Hawaii si trovano in una posizione atipica (non tipica), infatti queste si trovano in particolari aree chiamate punti caldi. Queste sono aree con un flusso termico molto alto e per questo dal mantello risale il magma basico.

  1. I punti caldi mantengono sempre la stessa posizione e col tempo si formano una serie di coni vulcanici allineati.
  2. Questo succede perché la placca dove si trova il vulcano si sposta rispetto al punto caldo.
  3. Quando nella camera magmatica è presente il magma, il vulcano è attivo, quando questo si esaurisce si spegne.

La forma dell’edificio vulcani dipende dal tipo di lava e dal modo in cui i materiali che risalgono dal camino vengono emessi in superficie. Vulcani a scudo: Hanno una forma conica con fianchi ripidi e un cratere molto ampio da cui la lava può uscire anche per diversi mesi.

Si creano quando dal camino fuoriesce un magma basico fluido. Strato vulcani: Hanno una lava intermedia tra quella acida e quella basica, per questo si alternano eruzioni esplosive ed effusive. Perciò l’edificio vulcanico apparirà stratificato. Coni di scorie:Si formano quando dopo l’eruzione esplosiva alcune scorie come lapilli e cenere si depositano alla base del condotto eruttivo.

Col passare del tempo si accumulano creando un cratere dai pendii ripidi e facilmente erodibile dagli agenti atmosferici. Caldere:Alcuni vulcani possono avere eruzioni talmente potenti da distruggere una sua parte. Le caldere si formano dopo l’eruzione e grazie allo svuotamento parziale della camera magmatica.

Dove si formano i vulcani?

Dove si formano i vulcani La maggior parte dei vulcani sono associati lungo i margini delle placche tettoniche: le dorsali oceaniche e le zone di subduzione. Ci sono anche vulcani posti dentro le placche, come ad esempio le Hawaii. Questo tipo di vulcani sono alimenti da un punto caldo, chiamato hot – spot.

Dove si trova il magma?

Movimenti del magma – Il magma può risalire all’interno della crosta terrestre fino alla superficie e dare origine ad una colata ( attività effusiva ) o ad un flusso piroclastico ( attività esplosiva ). Il fluido magmatico è spesso concentrato all’interno di una camera magmatica, nella crosta terrestre, ma la sua formazione può avvenire anche a profondità maggiori, nel mantello,

Il magma generalmente si trova a una temperatura compresa tra 650 e 1 200 °C, La composizione chimica del magma è estremamente variabile e caratterizza la sorgente dello stesso, pertanto è possibile utilizzarla come parametro per classificare le rocce prodotte, sia in termini composizionali che genetici.

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Il processo vulcanico può essere sintetizzato in quattro tappe:

  1. genesi del magma per fusione parziale della sorgente (magma primario) o anatessi crostale;
  2. risalita del fuso per contrasto di densità con le rocce circostanti;
  3. stagnazione in una camera magmatica dove avviene il processo di cristallizzazione frazionata e/o di mixing (magmi non primari);
  4. dalla camera magmatica il fuso risale verso la superficie attraverso un condotto che può avere forma cilindrica o lineare.

Come si chiama la cenere del vulcano?

In vulcanologia, i frammenti di lava e gli elementi litici di dimensioni comprese tra 2 e 64 mm, che costituiscono il prodotto dell’attività esplosiva di un vulcano ; i l. si associano ad altri materiali piroclastici come le ceneri e le bombe, andando spesso a costituire depositi stratificati e gradati.

Come si chiama la bocca di un vulcano?

La camera è collegata con l’esterno tramite un camino vulcanico, che si apre in corrispondenza di una bocca centrale e, a volte di bocche laterali. Quando la bocca è di grandi dimensioni si chiama cratere.

Chi ha scoperto il vulcano?

Rinascimento e teorie pre-scientifiche – Teoria del fuoco centrale secondo Athanasius Kircher, 1678 Eruzione del Vesuvio, Johan Christian Claussen Dahl, 1826 Disegno di una sezione al livello di un vulcano, Principi di Geologia, Charles Lyell, 1857 Nel Rinascimento, numerose teorie vedono la luce, ma esse devono essere compatibili con i dogmi della Chiesa cattolica romana sotto pena d’essere screditate.

Georgius Agricola propone che le eruzioni siano provocate dal vapore d’acqua sotto pressione. Johannes Kepler considera i vulcani come dei condotti vomitanti le lacrime e i rifiuti della Terra (lo zolfo, il bitume e il catrame ). Descartes, in accordo con la Genesi, dichiara che la Terra è formata da tre strati: uno d’aria e uno d’acqua sopportate dalle profondità ardenti.

I vulcani si sono allora formati quando i raggi del Sole hanno trapassato la Terra, Molte teorie mettono in opera l’acqua nei vulcani poiché i soli vulcani conosciuti all’epoca si situano in prossimità del mare. Nel XVIII secolo, il naturalista e ambasciatore britannico William Hamilton (1730-1803) approfitta del suo soggiorno a Napoli durante 36 anni per documentarsi e studiare le eruzioni del Vesuvio,

  1. Le sue osservazioni sono considerate come il primo passo scientifico per spiegare il vulcanismo,
  2. Egli pubblica un libro, « Campi Flegrei, Osservazioni sui Vulcani delle Due Sicilie » ( Campi Phlaegraei, Observations on the Volcanos of the Two Sicilies ), corredato da innumerevoli note e schizzi derivati dalle sue osservazioni del terreno.

Qualche anno più tardi, l’italiano Lazzaro Spallanzani tenta di far fondere dei pezzi di basalto per trovare l’origine della lava, Nel XVIII secolo, due scuole si affrontano: i nettunisti che pensano sia il contatto dell’acqua sulla pirite che infiamma gli strati di carbone e che fa fondere le rocce circostanti; mentre i plutonisti affermano che esiste una massa di roccia in fusione nelle profondità della Terra e che l’eruzione dipende dal particolare luogo.

  • Nel 1831, il francese Constant Prévost, di ritorno dall’isola italiana di Giulia, riporta le prove della formazione dei vulcani : essi nascono da un accatastamento successivo di materiali.
  • Questa scoperta mette fine allo scontro fra le due teorie: l’una afferma che i vulcani si formano per strati successivi, l’altra che essi non sono che un rigonfiamento del suolo.

All’epoca, il Vesuvio è il vulcano più studiato. Altri esploratori cominciano a studiare vulcani differenti: Bory de Saint-Vincent il Piton de la Fournaise nel 1804, Alexander von Humboldt il Guagua Pichincha e il Chimborazo tra 1799 e il 1804 e censisce 407 vulcani nel 1846 ; il Santorini è studiato da più geologi.

  1. Riguardo all’attività regolare del Vesuvio, il primo osservatorio vulcanologico del mondo,l’ Osservatorio Vesuviano viene costruito sui pendii nel 1841, installandovi dei sismografi ad opera di Ferdinando II di Borbone,
  2. Nel 1883, l’eruzione del Krakatoa concentra tutti gli sforzi dei vulcanologi su questo vulcano.

L’eruzione è analizzata così come i suoi effetti: onde d’urto, effetti climatici, ecc. Gli avvicinamenti effettuati permisero ai geologi di ritornare sull’ eruzione del Tambora del 1815, Nel 1902, l’eruzione della Monte Pelée nella Martinica, la distruzione totale della città di Saint-Pierre e i 28 000 morti provoca lo stupore nella metropoli.

Come si sono formati i vulcani italiani?

Nel tempo, i vulcani italiani hanno più volte manifestato tutta la loro potenza e “vitalità”, nei modi più diversi, e continuano a farlo. Sono di vari tipi, nati da giganteschi fiumi di magma che risalgono dal mantello o generati dallo scontro tra zolle di crosta terrestre.

  • Sono tra i più studiati al mondo, e non solo perché sorgono a ridosso di zone densamente popolate: sono “nelle cronache” da migliaia di anni, ed è per questo che sono modelli di riferimento per descrivere i tipi di eruzione.
  • Sono sempre di attualità: l’ Etna è praticamente sempre in attività, a volte più, a volte meno, e per i geologi si sta trasformando e sta forse cambiando il modo di eruttare ; lo Stromboli, attivo da più di duemila anni, periodicamente inizia una nuova fase particolarmente violenta (come in questo inizio di luglio: vedi Stromboli 2019 ); il Vesuvio, nonostante sia sopito, desta maggiore preoccupazione: perché sopito non significa spento, e nel corso della storia ha più volte mostrato di che cosa è capace quando si risveglia.

L’Italia è un paese di vulcani, terremoti e terre instabili. La causa è facile da individuare: tre placche tettoniche, la tirrenica, l’ adriatica (che fanno parte della placca euroasiatica ) e l’ africana, si muovono e premono l’una contro l’altra. La superficie della Terra, dalla crosta al mantello superiore, poggia su di una quarantina di placche, tra grandi e piccole. È possibile che davanti al Portogallo se ne stia formando una nuova, ma, ipotesi a parte, per “vederla” dovremo aspettare 100 o più milioni di anni. © WikiMedia Scontri sotterranei. Queste collisioni (ancora in atto) fanno sì che le placche adriatica e africana si stiano infilando sotto ( subduzione ) a quella tirrenica a una velocità di circa 0,6-1 millimetro all’anno. Questi eventi, pur simili tra loro, hanno dato origine a vulcani dalle forme e dai comportamenti differenti, ma con caratteristiche comuni: per esempio, tutti hanno un cono e un camino vulcanico che sfocia in superficie con una o più bocche. La struttura della Terra e i moti del mantello, evidenziati dalle frecce (cliccate sull’immagine per ingrandirla). Le frecce indicano la direzione di moto del mantello, che vicino alla crosta si raffredda e in parte esce dalle dorsali oceaniche e in parte torna in profondità. Per lo Stromboli e il Vesuvio, per esempio, il magma è il risultato della fusione delle rocce (a circa 700° C) in seguito allo sprofondamento delle placche. Nel caso dell’Etna, invece, i magmi arrivano direttamente dal mantello terrestre : questo vulcano si innalza infatti al di sopra di un cosiddetto punto caldo,

  1. L’origine dei magmi, la loro composizione e densità, determina la forma del vulcano e il tipo di materiale eruttato.
  2. Negli ultimi due milioni di anni si sono avute manifestazioni molto importanti di almeno due tipi diversi di vulcanesimo.
  3. Una prima attività vulcanica è legata allo scivolamento della placca del Mar Adriatico sotto a quella del Tirreno.

La zolla sprofondata ha attualmente raggiunto i 450 chilometri di profondità, e dalla sua parziale fusione si sono formati i magmi che hanno dato origine ai vulcani appenninici, dal Vesuvio ai Campi Flegrei, ai laghi craterici laziali (Bolsena, Vico, Bracciano, Albano e Nemi). Vista aerea del Vesuvio. © Versta / Shutterstock Cime sottomarine. Una seconda area di attività vulcanica è quella che si manifesta in seguito allo scivolamento della zolla africana sotto a quella tirrenica: il fenomeno ha dato origine al vulcano sottomarino Marsili e a quelli delle Isole Eolie (Stromboli).

  1. Questi gruppi di vulcani sono tra loro abbastanza simili nel modo di eruttare.
  2. Fa eccezione l’Etna, perché è legato alla presenza di grandi fratture che interessano l’intera crosta terrestre e che scendono fino al mantello sottostante (anche l’Isola Ferdinandea, che oggi è sotto il livello del mare, ha la stessa origine).

Effusioni ed esplosioni. Le lave dell’Etna fuoriescono con relativa “calma” (così è stato finora), sono molto fluide e possono viaggiare a velocità sostenute anche per diversi chilometri, prima di rallentare e fermarsi: l’Etna ha infatti un diametro di diverse decine di chilometri. Catania e l’Etna. © Alberto Masnovo / Shutterstock Mentre i magmi del mantello sono poco viscosi, il magma del Vesuvio e dello Stromboli, invece, ha origine dalla crosta che fonde: sono magmi profondamente diversi, e da questa diversità deriva la natura esplosiva di quei vulcani. I magmi che si formano per fusione delle rocce della crosta sono viscosi: per eruttare occorre loro una forte spinta dei gas.

Quando la pressione dei gas supera la forza di coesione del magma, si verifica una violentissima esplosione che fa eruttare gas e polveri che ricadono vicino al vulcano e, eruzione dopo eruzione, gli fanno assumere la caratteristica forma a cono. Il Vesuvio ne è l’esempio più classico: l’ esplosione del 79 d.C.

, le cui ceneri seppellirono Pompei ed Ercolano, testimonia la pericolosità di questo tipo di eruzione. I Campi Flegrei. I geologi hanno potuto stimare che 36.000 anni fa e poi ancora 14.000 anni fa, un vulcano poco a nord del Vesuvio esplose dando origine a eruzioni violentissime. Quegli eventi scoperchiarono la parte sommitale dell’edificio vulcanico, che collassò su se stesso fomando una caldera, che nel caso specifico è un enorme pentolone di una quindicina di chilometri di diametro: è l’area dei Campi Flegrei,

Che tipo di vulcano e vulcano?

Vulcano è uno stratovulcano complesso del Mediterraneo.

Come si fa a far eruttare un vulcano?

E’ arrivato il momento di far eruttare il nostro vulcano! Utilizzeremo la reazione chimica fra Bicarbonato di Sodio e Aceto. Questa reazione produce un gas (l’anidride carbonica) che spingerà il fluido in alto fino ad eruttare, esattamente come accade in una bevanda «effervescente» come lo spumante.