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Cosa Veniva Regolato Con La “Legge Delle Guarentigie”?

guarentigie, legge delle nell’Enciclopedia Treccani Atto unilaterale con il quale il governo italiano intese regolare i rapporti con la dopo l’occupazione di Roma nel 1870. Emanata il 13 maggio 1871, mosse dal concetto di assicurare al papa un insieme di condizioni che gli garantissero il libero esercizio del potere spirituale: gli era assicurata l’inviolabilità, l’immunità dei luoghi dove risiedeva, una lista civile, il di ricevere ambasciatori e di accreditarne presso le potenze straniere.

  • Fu respinta dalla Santa Sede con l’ Ubi nos del 15 maggio 1871.
  • Con la delle g.
  • Trionfò il principio cavouriano, e in genere della Destra (la legge è principalmente legata a uno dei suoi esponenti, ), della fra Chiesa e,
  • Accusata d’incoerenza logica e giuridica (per es., per il riconoscimento al papa dell’inviolabilità, che è attributo sostanziale della sovranità, disgiunto da quello della sovranità territoriale, presupposto della prima), la legge regolò tuttavia, con concreta aderenza alla realtà politica, i rapporti fra Regno d’Italia e Papato per quasi 60 anni, costituendo una base che permise il distendersi dei contrasti in una pacifica coesistenza delle due potestà finché tali rapporti non furono regolati su basi concordatarie con i Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929.

: guarentigie, legge delle nell’Enciclopedia Treccani

Che cosa non prevedeva la Legge delle guarentigie rifiutata da Papa Pio IX?

Inoltre, la legge non presentava quelle dichiarate ‘garanzie’ di stabilità perché, in quanto legge interna, poteva essere in ogni momento abrogata da una successiva legge ordinaria dello Stato.

Cosa si intende per guarentigie?

Guarantìgia o quarantìgia) s.f. (pl. -gie o -ge). – Garanzia, sicurezza data o confermata con documento o pegno; in senso generico è ormai ant. o raro: dare, concedere, offrire, presentare le dovute g.; prestare una sicura, una solida g.

Perché si chiama Legge delle guarentigie?

Trattasi della L.n.214 emanata il 13 marzo 1871 e detta legge delle guarentigie, in quanto garantiva rendite, immunità e privilegi al Sommo Pontefice; in effetti con questa legge lo Stato cercò anche di dare una regolamentazione ai rapporti tra lo Stato e la Chiesa.

Quale legge regola la cosiddetta questione romana?

La questione romana e la legge delle Guarentigie La questione romana e la legge delle Guarentigie — Fonte: getty-images Per ” questione romana ” si intende la controversia sul ruolo di Roma che si trovava ad essere sia sede del potere temporale del pontefice che nuova capitale del Regno d’Italia. I rapporti tra lo Stato italiano e la Santa Sede vennero regolati dalla legge delle Guarentigie approvata il 13 maggio del 1871.

Le strategie di portate avanti dalla classe politica e dal Re si proponevano di acquisire velocemente tramite la guerra contro l’Austria il Veneto e il Trentino e tramite accordi con la, maggiore protettrice del, l’acquisizione di Roma quale capitale d’Italia. Alla conclusione della guerra Austro-Prussiana, fu ben chiaro che l’ sarebbe stata tutto tranne che veloce.

L’acquisizione di Roma come capitale d’Italia era un progetto da molto tempo auspicato da, ma a frapporsi tra il Re e il proprio sogno vi era sempre la Francia la quale era la protettrice del Papa e dei propri possedimenti, di fatti, l’Italia nel 1864 aveva stipulato con la Francia un’intesa per cui l’Italia non avrebbe attaccato i territori papali e la Francia avrebbe rinunciato alla propria presenza militare su di essi.

Scarica la mappa concettuale: In seguito alla guerra Austro-Prussiana, l’assetto politico europeo variò notevolmente: la Prussia era ormai il Paese più forte politicamente e la sua egemonia mal era tollerata da, in breve tempo la situazione tra i due Paesi divenne più tesa fino ad arrivare all’inevitabile scontro: il 19 luglio 1870 scoppiò la Guerra Franco-Prussiana,

La guerra si concluderà all’indomani della sconfitta delle truppe francesi nella Battaglia di Sedan (1° settembre 1870); la notizia della ritirata delle truppe francesi dal conflitto provocò numerosi tumulti in Francia tali da nominare decaduto l’Impero di Napoleone III e la nascita di una nuova Repubblica.S.O.S.

In che anno il papa impose in non expedit ai cattolici?

L’intervento più decisivo fu quello del Sant’Uffizio, nel luglio del 1886, durante il pontificato di Leone XIII, che si espresse con la formula: non expedit prohibitionem importat (‘la non convenienza implica il divieto’).

Come si risolse la questione romana?

Tuttavia, la questione romana si trascinò formalmente fino al 1929, allorché fu risolta con la firma dei Patti lateranensi.

Chi emette la Legge delle guarentigie?

Il 13 maggio del 1871 il Parlamento italiano approvò la legge n.274, meglio nota come “legge delle guarentigie”. Roma era ormai capitale del Regno d’Italia, e lo Stato, di fronte alla dura reazione di Pio IX avverso alla breccia di Porta Pia, tentò di normare unilateralmente il rapporto con la Santa Sede.

– La legge, 20 articoli in totale, garantiva al pontefice, già all’articolo 1, l’ inviolabilità della persona e il conferimento degli onori sovrani (veniva dunque equiparato ai capi di Stato stranieri), la possibilità di mantenere guardie armate al proprio servizio, il possesso dei ” sacri palazzi ” (Vaticano, Laterano, villa di Castel Gandolfo nonché relative pertinenze), cui si garantiva l’ extraterritorialità, libertà di comunicazioni postali e telegrafiche.

All’articolo 4 la legge stabiliva una dotazione annua, a vantaggio della Curia romana, di 3.225.000 lire, la medesima cifra che, nell’ultimo bilancio dello Stato pontificio, era stata iscritta sotto il titolo «Sacri palazzi apostolici, Sacro collegio, Congragazioni ecclesiastiche, Segreteria di Stato ed Ordine diplomatico all’estero».

In sostanza, lo Stato italiano si impegnava a farsi carico delle spese di mantenimento della corte papale, ora che venivano a mancare, per i pontefici, gli introiti derivanti dal possesso di uno Stato autonomo. Infine la legge si prefiggeva di regolare i rapporti tra lo Stato e la Chiesa, Ai membri di questa, lo Stato garantiva la massima libertà di esercizio del culto, di riunione, di movimento e di testimonianza all’interno del Regno d’Italia.

Il placet e l’ exequatur (privilegi regi) venivano aboliti. I vescovi, peraltro, non erano tenuti al giuramento di fedeltà al re. Nonostante le molteplici aperture e concessioni operate dallo Stato, la Chiesa oppose un rifiuto sdegnato della legge (che, a parere del pontefice, garantiva solo «futili privilegi e immunità»).

Quando ci fu la Legge delle guarentigie?

Legge delle guarentigie Legge delle guarentigie Legge sulle prerogative del Sommo Pontefice e della Santa Sede e sulle relazioni dello Stato con la Chiesa 13 maggio 1871 Il 13 maggio 1871 il Parlamento approvò la legge delle Guarentigie che disciplinava le relazioni tra il Regno d’Italia e la Santa Sede.

La legge si articolava in due parti: nella prima erano stabilite le prerogative del pontefice, cui venivano garantiti l’inviolabilità della persona e una protezione giuridica simile a quella riconosciuta al re, la piena sovranità sui palazzi del Vaticano e del Laterano e sulla villa di Castelgandolfo, il diritto di disporre di proprie guardie armate e una dotazione annua di 3.225.000 lire, pari a 26,132 miliardi di lire, ovvero a 13, 496 milioni di euro.

Nella seconda parte la legge disciplinava le relazioni tra lo Stato e la Chiesa cattolica, stabilendo per entrambi la più ampia, reciproca indipendenza. Il clero aveva diritto a un’illimitata libertà di riunione e i vescovi erano esentati dal giuramento al re.

Considerata dalla Santa Sede come un atto unilaterale dello Stato, la legge non fu riconosciuta dalla Chiesa. Pio IX, che già nel 1864 aveva ribadito nel Sillabo la condanna del liberalismo, dichiaratosi prigioniero politico dello Stato italiano, si chiuse nei palazzi vaticani. Il 15 maggio 1871 emanò l’enciclica “Ubi nos” nella quale ribadiva il principio che il potere spirituale non potesse essere disgiunto da quello temporale e tre anni dopo, con la bolla del 10 settembre 1874, il “non expedit”, rinnovò il divieto per i cattolici italiani di partecipare alle elezioni e in generale alla vita politica del Paese, provocando una grave frattura tra la borghesia liberale e quella cattolica.

See also:  Cosa Dice La Legge Sulle Case Mobili?

Ultimo aggiornamento 06.06.2022 : Legge delle guarentigie

Quali sono le guarentigie dei parlamentari?

Guarentigie – Guarentigie ( — ) costituzionali (d. cost.) Sono una serie di garanzie previste dalla Costituzione per assicurare l’ assoluta indipendenza degli organi costituzionali. Tra le principali ricordiamo: — l’ irresponsabilit à del Presidente della Repubblica per gli atti compiuti nell’ esercizio delle sue funzioni : unico limite sono i reati di alto tradimento e attentato alla Costituzione ; — l’ insindacabilit à dei parlamentari e l’ assenza del vincolo di mandato rispetto ai partiti; — l’ immunit à e l ‘ inviolabilit à dei parlamentari che non possono essere sottoposti a perquisizione personale o domiciliare, ovvero arrestati (tranne nei casi di flagranza di reato o in presenza di una sentenza irrevocabile di condanna) senza l’ autorizzazione della Camera cui appartengono (art.68 Cost.),

Che cosa si intende con l’espressione questione romana e quali conseguenze ha nella vita politica italiana?

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. La questione romana è un’espressione utilizzata nel lessico storiografico italiano, per identificare la controversia che fu dibattuta durante il Risorgimento relativamente al ruolo di Roma, sede del potere temporale del Papa ma, al tempo stesso, capitale del Regno d’Italia,

Chi regola i rapporti tra Stato e Chiesa?

6. I Patti Lateranensi nella Costituzione – L’ italiana recita: ” Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale,”

  • L’articolo ribadisce quindi che Stato e Chiesa sono entrambe entità statali autonome, sovrane e indipendenti, ciascuna all’interno del proprio ordine, temporale e spirituale.
  • I loro rapporti sono regolati dai Patti, che possono essere modificati di comune accordo tra le parti oppure tramite il procedimento di revisione costituzionale di cui al
  • Ciò preclude quindi allo Stato italiano di poter intervenire unilateralmente sui Patti (così come su ogni altro accordo internazionale), senza aver prima modificato la Costituzione.
  • E’ importante sottolineare che l’articolo 7 non ha costituzionalizzato il contenuto dei Patti Lateranensi ma solo il principio di regolamentazione pattizia dei rapporti tra Stato e Chiesa.
  • I Patti non assurgono quindi al rango di norme costituzionali ma sono fonti del diritto atipiche, dotate di un grado di resistenza maggiore all’abrogazione rispetto alle norme ordinarie.

Cosa ottenne Mussolini con i Patti Lateranensi?

CHI HA FIRMATO I PATTI LATERANENSI? – Le trattative sfociarono nei Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929 – chiamati così poiché firmati nel palazzo di San Giovanni in Laterano – firmati da e Pietro Gasparri, che consistono in due protocolli:

un trattato; una convenzione finanziaria; un concordato.

Il trattato stabilisce l’autorità del Papa e l’indipendenza della Chiesa e del proprio territorio: viene così creato lo Stato della Città del Vaticano. Il trattato, composto da 27 articoli e quattro allegati, conferma anche l’articolo 1 dello con il quale si considerava quella Cattolica, l’unica religione dello Stato.

Come avvenne la conciliazione tra Stato e Chiesa?

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Patti Lateranensi
I partecipanti e firmatari dei Patti Lateranensi
Contesto Questione romana
Firma 11 febbraio 1929
Luogo Palazzo del Laterano, Roma
Efficacia 7 giugno 1929
Condizioni Conciliazione, nascita dello Stato della Città del Vaticano
Parti Italia Santa Sede
Firmatari Benito Mussolini Pietro Gasparri
voci di trattati presenti su Wikipedia

Il momento della firma dei Patti Lateranensi. I Patti Lateranensi sono degli accordi sottoscritti tra il Regno d’Italia e la Santa Sede l’11 febbraio 1929 contenenti un trattato, una convenzione e un concordato. Sottoposti, nella parte del concordato, a revisione nel 1984, essi regolano ancora oggi i rapporti fra Italia e Santa Sede,

Chi fu l’ultimo papa?

Pio IX – Storia Il 16 giugno 1846, al secondo scrutinio, il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti viene eletto al soglio di Pietro con il nome di Pio IX. Ha inizio così il più lungo pontificato della storia della Chiesa che si concluderà drammaticamente nel 1878, dopo 31 anni, 7 mesi e 23 giorni.

Questa puntata del programma Il Tempo e la Storia si sofferma su alcuni aspetti peculiari della figura e dell’opera di Pio IX, salito al soglio pontificio in un periodo di grandi mutamenti geopolitici, in Italia e in Europa. Il suo pontificato è chiamato a fronteggiare sfide epocali che lo portano dapprima a sostenere, seppur timidamente, le istanze dei movimenti liberali, poi dopo la triste parentesi della Repubblica Romana del 1849 e dell’esilio di Gaeta, a rinchiudersi su posizioni anticostituzionali, in una difesa assoluta del potere temporale.

La nascita del Regno d’Italia nel 1861 e il conseguente ridimensionamento territoriale dello Stato Pontificio, costringono Pio IX a ingaggiare una dura lotta contro il nuovo Stato e in generale contro le idee liberali del tempo che minacciano il primato petrino, il potere temporale del Papa e la stessa articolazione territoriale plurisecolare della Chiesa.

Contro tali tendenze, nel 1864 Pio IX dà alle stampe l’enciclica Quanta Cura alla quale è annesso il Sillabo, un elenco di 80 proposizioni in cui si denunciano alcuni dei più pericolosi “errori” del tempo: panteismo, naturalismo, razionalismo, socialismo, comunismo, società segrete, società bibliche, società clerico-liberali.

Il 16 giugno 1846, al secondo scrutinio, il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti viene eletto al soglio di Pietro con il nome di Pio IX Il definitivo abbattimento del potere temporale del pontefice si ha il 20 settembre del 1870 quando i bersaglieri italiani guidati dal generale Raffaele Cadorna entrano in Roma, dopo un breve scontro con gli zuavi pontifici.

  • La successiva annessione di Roma al Regno d’Italia apre una lunga stagione di aspro conflitto tra Stato italiano e Santa Sede.
  • Una crisi aggravata dal trasferimento della Capitale da Firenze a Roma e dalla promulgazione della Legge delle Guarentigie, nel maggio 1871, che il pontefice respinge, trascorrendo gli ultimi anni di vita “recluso” nei palazzi apostolici e dichiarandosi prigioniero politico.

: Pio IX – Storia

Chi è il papa che è durato di più?

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Papa Pio IX
Fotografia ufficiale di Pio IX scattata il 13 maggio 1875
255º papa della Chiesa cattolica
Elezione 16 giugno 1846
Incoronazione 21 giugno 1846
Fine pontificato 7 febbraio 1878 (31 anni e 236 giorni)
Motto Crux de Cruce
Cardinali creati vedi Concistori di papa Pio IX
Predecessore papa Gregorio XVI
Successore papa Leone XIII
Nome Giovanni Maria Battista Pietro Pellegrino Isidoro Mastai-Ferretti
Nascita Senigallia, 13 maggio 1792
Ordinazione diaconale 6 marzo 1819 dall’ arcivescovo Pietro Caprano (poi cardinale )
Ordinazione sacerdotale 10 aprile 1819 dall’ arcivescovo Pietro Caprano (poi cardinale )
Nomina ad arcivescovo 21 maggio 1827 da papa Leone XII
Consacrazione ad arcivescovo 3 giugno 1827 dal cardinale Francesco Saverio Castiglioni (poi papa )
Creazione a cardinale 23 dicembre 1839 da papa Gregorio XVI
Pubblicazione a cardinale 14 dicembre 1840 da papa Gregorio XVI
Morte Roma, 7 febbraio 1878 (85 anni)
Sepoltura Basilica di San Lorenzo fuori le mura
Firma
Manuale

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Beato Pio IX George Peter Alexander Healy, Papa Pio IX ( 1871 ); olio su tela, 156×112 cm, Museo Pio IX Papa Nascita 13 maggio 1792 a Senigallia Morte 7 febbraio 1878 (85 anni) a Roma Venerato da Chiesa cattolica Beatificazione 3 settembre 2000 da papa Giovanni Paolo II Santuario principale Basilica di San Lorenzo fuori le mura Ricorrenza 7 febbraio Attributi Triregno, camauro, stola Manuale

Papa Pio IX (in latino : Pius PP. IX, nato Giovanni Maria Battista Pietro Pellegrino Isidoro Mastai-Ferretti ; Senigallia, 13 maggio 1792 – Roma, 7 febbraio 1878 ) è stato il 255º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 1846 al 1878 e 164º e ultimo sovrano dello Stato Pontificio dal 1846 al 1870,

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Perché il Papa è contrario a Roma capitale?

Nascita di una Capitale, quando Cavour diceva -di GIULIA CLARIZIA- Roma Capitale oggi compie 146 anni. Il 21 gennaio 1871, venne infatti approvata la legge che stabiliva lo spostamento della capitale del Regno d’Italia da Firenze a Roma. Ma perché Roma, con un passato tanto glorioso, non fu fin da subito la capitale del regno? Era forse stata considerata inadeguata? La risposta è molto semplice: perché non ne faceva parte.

  • Così come il Trentino, il Veneto e il Friuli, il Lazio con Roma era ancora fuori dal regno d’Italia, costituendo lo Stato Pontificio retto in quegli anni da papa Pio IX.
  • Se da un lato il papa re rivendicava fortemente l’indipendenza dello Stato della Chiesa, dall’altro, fin dal primo discorso di Camillo Benso conte di Cavour come primo ministro dell’Italia unita, il 17 marzo 1861, Roma Capitale era vista come un obiettivo imprescindibile.

Solo nella città di Roma infatti, concorrevano “tutte le circostanze storiche, intellettuali, morali che devono determinare le condizioni della capitale di un grande stato”. L’alleanza tra Pio IX e Napoleone III rendeva però la situazione complicata. Un’eventuale invasione dello Stato della Chiesa avrebbe comportato l’intervento della Francia, potenza con cui non sarebbe stato facile competere, e che già in occasione dell’esperienza della Repubblica Romana aveva dato prova di essere pronta ad impugnare le armi in difesa della Roma del papa (circostanze non irrilevanti nella valutazione del processo unitario e anche dei vizi, effettivamente atavici, che caratterizzano il nostro Paese proprio a causa della sua tormentata nascita).

La prima capitale del regno fu dunque Torino, già capitale del Regno di Sardegna. Poi, nel 1864, per motivi strategici venne scelta Firenze. Ci si avvicinava infatti alla terza guerra di indipendenza contro l’Austria, e sarebbe stato quindi più opportuno spostare la capitale in una posizione più centrale, tenendo sempre a mente quella che doveva essere la meta finale: Roma.

Questo dimostra come non ci sia mai stato dubbio su quale dovesse essere la capitale italiana, si stava solo aspettando il momento giusto. Questo arrivò nel 1870, dopo la sconfitta di Napoleone III a Sedan nella guerra franco-prussiana. Il più temuto alleato di Pio IX era fuori dai giochi: era il momento opportuno per intervenire.

  • Il 20 settembre 1870, l’esercito italiano guidato dal generale Cadorna aprì la breccia a Porta Pia ed entrò a Roma (in una logica laica, quella dovrebbe essere una data santificata nel calendario del nostro Paese ma non è così).
  • L’episodio è noto e descritto con efficacia dai canti popolari che si diffusero in quei giorni.

Così recita ad esempio un colorito inno dei bersaglieri: “La battuta de Porta Pia l’hanno vinta li bersajeri, quelli boja de li stranieri li volemo fucilà. Oh vojantri bersajeri quanno entravio a Porta Pia, li zuavi scapporno via co la cacca a li carzon”.

  • A quel punto, non restava altro che realizzare lo spostamento degli apparati amministrativi.
  • Il 21 gennaio, come si è già detto, lo si fece dal punto di vista legislativo.
  • La cerimonia ufficiale si tenne qualche giorno dopo, il 3 febbraio 1871.
  • Restava aperta la “questione romana”, ovvero il conflitto tra lo stato italiano e la chiesa cattolica.

Il papa infatti, chiudendosi in Vaticano, rifiutò di riconoscere lo stato italiano cercando di allontanare i cattolici dalla partecipazione alla vita politica ribadendo il “Non expedit”, già promulgato qualche anno prima (esaurì i suoi effetti col Patto Gentiloni, antenato dell’attuale presidente del Consiglio).

La fine del potere temporale del papa era però ormai inequivocabile, sebbene il conflitto con lo stato italiano venne definitivamente sanato solo con il Concordato (maldestro e strumentale) del 1929.146 anni dopo, troviamo una Roma Capitale in piena crisi di prestigio. Una situazione finanziaria da bancarotta, lo scandalo di Mafia Capitale, un’amministrazione quantomeno incapace di gestire una città che anche senza queste aggravanti sarebbe complicata.

Si parla infatti di una città grande circa 1300 chilometri quadrati e con quasi 3 milioni di abitanti (quando divenne capitale tanto Napoli quanto Milano erano decisamente più grandi e popolose). Il problema però non è Roma in sé, ma chi l’ha gestita e dobbiamo anche aggiungere con un po’ di amarezza, chi alcuni tra coloro che vi risiedono e che la trattano come un inutile oggetto non capendo che, al contrario, siamo in presenza di un gioiello delicatissimo.

A Roma scarseggia la cultura della cosa pubblica (atteggiamento in buona parte conseguenza storica, proprio di quel processo unitario che vedeva la chiesa impegnata a difendere il potere temporale provocando le calate degli “stranieri invasori” e in armi: e così la città e i suoi benefici contano per molti solo sino a quando possono essere privatizzati.

Ne risulta che la nostra Roma, se da un lato continua a strabiliare con le sue meraviglie sia turisti sia chi quotidianamente la ammira (il Colosseo è il monumento più vistato a livello mondiale, secondo solo alla Grande Muraglia cinese), dall’altro dal punto di vista dell’organizzazione e della vivibilità non fa bella figura nel confronto con le altre capitali europee, ed anche con molte altre città italiane.

Il traffico, il trasporto pubblico che non funziona, le buche, il decoro. Quelle famigerate buche che stanno diventando di fama internazionale, e costituiscono per il comico Maurizio Battista, l’ostacolo da saltare nelle Olimpiadi che il romano compie ogni giorno. Sui social intanto, emerge l’idea che “Roma fa schifo”, il che non è vero anche perché in molti casi chi la giudica in questa maniera contribuisce a renderla “schifosa”.

In questo scenario, si rinvigorisce lo storico conflitto tra “Roma capitale, Milano succursale” da una parte, e “Roma provincia, Milano Capitale” dall’altra (bisogna dire che il dualismo è sempre esistito, addirittura da prima dell’Unità). Milano, la capitale finanziaria, della moda e si è detto recentemente anche della cultura, per il proliferare di iniziative e per l’attrazione di numerosi giovani, induce alcuni ad avanzare la proposta di fare il passo successivo e prendere il ruolo oggi svolto dai sette colli.

  1. Quello che disse Cavour quel 17 marzo 186,1 però, resta inequivocabile.
  2. Il ruolo di Roma come capitale rimane necessario per motivi storici, culturali e per quella bellezza che la rende unica al mondo.
  3. Ricordiamo oggi che per Roma Capitale si è lottato, vinto ed espresso giubilo.
  4. Non solo i romani, ma gli italiani.

Solo rispettandola possiamo aspettarci che un giorno, speriamo presto, se ne occupi qualcuno degno di questo compito (soprattutto da un punto di vista morale prima ancora che politico). Concludiamo citando un’altra canzone popolare che, sebbene scritta diversi anni fa, risulta quanto mai attuale: ” Se dice nun è Roma de ‘na vorta dicheno che so tutti forestieri lasseli chiaccherà che ce ne frega Roma tornerà quella di ieri () Venite tutti a Roma v’aspettamo se dice che più semo e mejo stamo!”.

Chi governa l’Italia dopo l unificazione?

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Regno d’Italia
( dettagli ) ( dettagli )

/td> Motto : FERT Il Regno d’Italia nel 1936 Dati amministrativi Nome completo Regno d’Italia Nome ufficiale Regno d’Italia Lingue ufficiali Italiano Lingue parlate Italiano e lingue locali italiane Inno

  • Marcia Reale (1861-1943; 1944-1946) 3:12 Marcia Reale
  • La leggenda del Piave (1943-1944) 2:22 La leggenda del Piave
Capitale Roma Altre capitali Costituzionali:

  • Torino (1861-1865)
  • Firenze (1865-1871)

Sedi provvisorie del governo:

  • Brindisi (1943-1944)
  • Salerno (1944)
Dipendenze
  • Albania (1939-1943)
  • Croazia (1941-1943)
  • Montenegro (1941-1943)
  • Stato ellenico (1941-1943)
Politica Forma di Stato
  • Stato liberale (1861-1925; 1943-1946)
  • Stato fascista (1925-1943)
Forma di governo Monarchia costituzionale ( de facto dittatura totalitaria fascista dal 1925 al 1943) Re d’Italia
  • Vittorio Emanuele II (1861-1878)
  • Umberto I (1878-1900)
  • Vittorio Emanuele III (1900-1946)
  • Umberto II (1946)
Presidente del Consiglio da Camillo Benso di Cavour (primo) ad Alcide De Gasperi (ultimo) : elenco Nascita 17 marzo 1861 con Vittorio Emanuele II Causa Proclamazione del Regno d’Italia Fine 18 giugno 1946 con Umberto II Causa Nascita della Repubblica Italiana Territorio e popolazione Bacino geografico regione geografica italiana Territorio originale regione geografica italiana Massima estensione 310.190 km² nel 1936 Popolazione 26.249.000 nel 1861 38.269.130 nel 1915 42.943.602 nel 1936 Economia Valuta Lira italiana Varie Sigla autom. Religione e società Religione di Stato Cattolicesimo Religioni minoritarie ebraismo, evangelismo L’Italia tra le due guerre mondiali Evoluzione storica Preceduto da Regno di Sardegna Succeduto da Repubblica Italiana Ora parte di Italia Albania Città del Vaticano Croazia Francia Slovenia Manuale

Il Regno d’Italia fu lo Stato italiano unitario proclamato il 17 marzo 1861 durante il Risorgimento, in seguito alla Seconda guerra d’indipendenza italiana combattuta dal Regno di Sardegna per conseguire l’unificazione nazionale italiana, poi proseguita con la Terza guerra d’indipendenza italiana nel 1866 e l’annessione dello Stato Pontificio, con la conseguente presa di Roma, nel 1870.

Il completamento dell’unità territoriale avvenne tuttavia solo al termine della prima guerra mondiale, considerata come la quarta guerra d’indipendenza italiana, il 4 novembre 1918 (giorno della diramazione del Bollettino della Vittoria che annunciava che l’ Impero austro-ungarico si arrendeva all’ Italia ) in base all’ armistizio firmato a Villa Giusti, nei pressi di Padova,

Con il successivo trattato di Saint-Germain-en-Laye, nel 1919, l’Italia completò l’unità nazionale con l’annessione di Trento, Trieste, l’ Istria e parte della Dalmazia, Dal 1861 al 1946 fu una monarchia costituzionale basata sullo Statuto Albertino, concesso nel 1848 da Carlo Alberto di Savoia ai suoi sudditi del Regno di Sardegna, prima di abdicare l’anno successivo.

  • Al vertice dello Stato vi era il re, il quale riassumeva in sé i tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario seppur esercitati non in maniera assoluta.
  • Tale forma di governo fu avversata dalle frange repubblicane (oltreché internazionaliste e anarchiche) e si concretizzò soprattutto in due note vicende: la fucilazione di Pietro Barsanti (considerato il primo martire della Repubblica Italiana ) e l’attentato di Giovanni Passannante, di fede anarchica,

Nel periodo del Regno d’Italia fu a più riprese intrapresa la costituzione di possedimenti coloniali che compresero domini in Africa orientale, in Libia e nel Mediterraneo, e una concessione a Tientsin, in Cina. Il Regno d’Italia prese parte alla terza guerra d’indipendenza, a diverse guerre coloniali e a due conflitti mondiali.

Cosa vuol dire non expedit?

non expedit nell’Enciclopedia Treccani Formula di dissuasione o divieto attenuato («non giova, non conviene») usata dalla romana quando intenda soddisfare ragioni di semplice opportunità. Specificamente con essa fu concretato il divieto ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni e in genere alla vita politica dello Stato italiano, divieto sanzionato con decreto della Sacra Penitenzieria del 10 settembre 1874, ribadito come obbligatorio in atti successivi benché di fatto non applicato in vari casi.

, con l’ Il fermo proposito dell’11 giugno 1905, pur non revocando formalmente il divieto, permise l’adito dei cattolici alla vita politica qualora sussistessero circostanze speciali riconosciute dai vescovi; l’ambiguità di questa disposizione consentì, nelle elezioni del 1913, il cosiddetto Gentiloni.

Il n. fu abolito implicitamente da, che nel 1919 permise ai cattolici di aderire al Partito popolare di, : non expedit nell’Enciclopedia Treccani

Cosa vuol dire non expedit?

non expedit nell’Enciclopedia Treccani Formula di dissuasione o divieto attenuato («non giova, non conviene») usata dalla romana quando intenda soddisfare ragioni di semplice opportunità. Specificamente con essa fu concretato il divieto ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni e in genere alla vita politica dello Stato italiano, divieto sanzionato con decreto della Sacra Penitenzieria del 10 settembre 1874, ribadito come obbligatorio in atti successivi benché di fatto non applicato in vari casi.

Con l’ Il fermo proposito dell’11 giugno 1905, pur non revocando formalmente il divieto, permise l’adito dei cattolici alla vita politica qualora sussistessero circostanze speciali riconosciute dai vescovi; l’ambiguità di questa disposizione consentì, nelle elezioni del 1913, il cosiddetto Gentiloni.

Il n. fu abolito implicitamente da, che nel 1919 permise ai cattolici di aderire al Partito popolare di, : non expedit nell’Enciclopedia Treccani

Chi fece il non expedit?

1874. Il Non expedit Pio IX, che da 4 anni si è rinchiuso in Vaticano considerandosi prigioniero politico dello Stato italiano, pronuncia in diverse occasioni il “Non expedit” (“non è conveniente”), ossia l’obbligo per i cattolici di non partecipare alla vita politica del Regno unitario.

Chi era il pontefice durante l emanazione della Legge delle guarentigie?

Il 13 maggio del 1871 il Parlamento italiano approvò la legge n.274, meglio nota come “legge delle guarentigie”. Roma era ormai capitale del Regno d’Italia, e lo Stato, di fronte alla dura reazione di Pio IX avverso alla breccia di Porta Pia, tentò di normare unilateralmente il rapporto con la Santa Sede.

– La legge, 20 articoli in totale, garantiva al pontefice, già all’articolo 1, l’ inviolabilità della persona e il conferimento degli onori sovrani (veniva dunque equiparato ai capi di Stato stranieri), la possibilità di mantenere guardie armate al proprio servizio, il possesso dei ” sacri palazzi ” (Vaticano, Laterano, villa di Castel Gandolfo nonché relative pertinenze), cui si garantiva l’ extraterritorialità, libertà di comunicazioni postali e telegrafiche.

All’articolo 4 la legge stabiliva una dotazione annua, a vantaggio della Curia romana, di 3.225.000 lire, la medesima cifra che, nell’ultimo bilancio dello Stato pontificio, era stata iscritta sotto il titolo «Sacri palazzi apostolici, Sacro collegio, Congragazioni ecclesiastiche, Segreteria di Stato ed Ordine diplomatico all’estero».

In sostanza, lo Stato italiano si impegnava a farsi carico delle spese di mantenimento della corte papale, ora che venivano a mancare, per i pontefici, gli introiti derivanti dal possesso di uno Stato autonomo. Infine la legge si prefiggeva di regolare i rapporti tra lo Stato e la Chiesa, Ai membri di questa, lo Stato garantiva la massima libertà di esercizio del culto, di riunione, di movimento e di testimonianza all’interno del Regno d’Italia.

Il placet e l’ exequatur (privilegi regi) venivano aboliti. I vescovi, peraltro, non erano tenuti al giuramento di fedeltà al re. Nonostante le molteplici aperture e concessioni operate dallo Stato, la Chiesa oppose un rifiuto sdegnato della legge (che, a parere del pontefice, garantiva solo «futili privilegi e immunità»).

Cosa fece papa Pio XII?

Il papa e la guerra – Alla guida della Chiesa alla vigilia della guerra, Pio XII lanciò appelli per la pace nel marzo e nell’agosto del 1939 e, poco dopo l’inizio del conflitto, condannò l’invasione russo-tedesca della Polonia. Questa linea di condotta era imposta, tra l’altro, dal diretto coinvolgimento di nazioni cattoliche sugli opposti fronti di guerra e dalla volontà di non danneggiare o aggravare la situazione delle popolazioni coinvolte.

Pio XII incoraggiò la creazione di organismi assistenziali che facevano capo direttamente o indirettamente alla Santa Sede e che portavano aiuto ai prigionieri, alle popolazioni civili, ai bisognosi. Di grande efficacia fu l’ufficio informazioni sui prigionieri di guerra e, subito dopo il conflitto, la Pontificia commissione di assistenza dei reduci.

L’impegno profuso in difesa di Roma, che fu dichiarata città aperta per preservarla dalle devastazioni del conflitto, accrebbe il prestigio e l’autorevolezza morale del papa che si mostrava sensibile ai drammi della popolazione, come in occasione della visita al quartiere S.